L’ “impertinenza” di un aquilone ovvero potenzialità inespresse del volo indoor.

di Andrea Tonengo

Non è colpa nostra, siamo fatti così.

Il desiderio di volare è congenito nella natura umana.
Ognuno, con un proprio personale cammino, cerca, più o meno consciamente, di soddisfare questo bisogno primitivo.
L’ uomo vuole volare per sollevarsi dalle paure e dalle fatiche quotidiane, perché in quei momenti in cui rimane “sospeso”, il suo corpo e il suo spirito provano una profonda sensazione di riposo e di sollievo.
L’ aquilone rappresenta per me il mio personale modo di poter appagare questo pressante imprescindibile bisogno di volare.

Se sto attraversando un momento difficile di stanchezza o paura, esco con un aquilone e rientro guarito.
Infatti la concentrazione che impiego per il volo di un aquilone, è talmente voluminosa da occupare tutta la mia mente e spingere fuori dalla testa tutti gli altri pensieri e quindi anche tutte le preoccupazioni.
Per seguire il volo in aria di un aquilone, bisogna tenere fisicamente per molto tempo lo sguardo alzato da terra, ciò induce metaforicamente, ma anche in pratica, a sollevarsi mentalmente dalle cose terrene.

Nell’immaginario comune l’aquilone è simbolo universale di libertà, ma sappiamo bene che vola solo se è vincolato ad un filo…
Il fascino che esercita su di me l’aquilone deriva proprio tutto da questo grande contrasto.
Ogni volta che volo cerco di concentrarmi su questa seducente opposizione tra libertà e necessità.
Questo esercizio é molto utile per la mente. A sostenerlo con enfasi è anche una certa corrente filosofica la quale sostiene che siano proprio i grandi opposti ad aiutarci a pensare, anzi, che senza la presa di coscienza degli opposti non si potrebbe proprio pensare.
Volare un aquilone ci permette in particolare, come avevo già accennato prima, di contemplare ed esplorare la nostra libertà di individui (l’ala) e di confrontarla con la necessità dei legami con gli altri esseri (il filo). A volte ritorno da un volo con la convinzione che sia più importante la libertà personale mentre altre che abbiano più valore i legami, altre ancora, siccome questa indecisione mi spaventa, tento di annullare questi aspetti dell’esistenza umana fondendoli insieme.
Confrontandosi ad ogni uscita con tali temi come ci si può stancare di andare a volare un aquilone ?

Il volo indoor è inoltre, secondo me, un ulteriore salto di qualità in questo tipo di ricerca, poiché inserisce un altro elemento di contrasto con il sentimento di libertà che è solitamente associato agli spazi all’aria aperta.
Con il volo indoor io posso provare la meravigliosa sensazione di far diventare la mia mente lo spazio aperto dove far volare l’aquilone. Per questo ritengo che il volo indoor si possa considerare come la sublimazione del volo.

Ma andare a volare un aquilone stimola la mente a esercitarsi anche su altri grandi contrari come ad esempio la causa e l’effetto. Si è propensi all’inizio, durante i primi voli, a pensare e ad agire in modo tale che i propri movimenti del corpo siano la causa esclusiva delle acrobazie dell’aquilone e che quindi il volo dell’aquilone sia solo l’effetto del nostro agire. Tendiamo a convincerci che il volo sarà più bello più noi riusciremo ad avere il controllo totale sull’aquilone. Ma più cresce la nostra esperienza più ci accorgiamo che può essere altrettanto bello pensare l’opposto e cioè che siano i nostri movimenti ad essere causati dal volo dell’aquilone. In questo caso il nostro atteggiamento mentale cambia totalmente direzione: da estenuante controllo a placido e riposante abbandono.

Se volare un aquilone ha tutte queste implicazioni positive sulla nostra mente perché non pensare ad una “aquilone-terapia”? Sono certo che si otterrebbero ottimi risultati nella cura di diversi disturbi psichici. In questi ultimi tempi sono purtroppo sempre più diffusi i disturbi d’ansia. Esistono diverse tipologie di questo malessere, in particolare vorrei parlarvi del disturbo ossessivo-compulsivo.
Le persone che ne soffrono hanno la mente totalmente colma e paralizzata da pensieri negativo-ossessivi che gli impediscono di occuparsi di altri pensieri ed impegni a meno di non attuare degli estenuanti rituali compulsivi.
Quando una di queste persone si esercita nel volo di un aquilone e in particolare di un indoor, succede, come dicevo, che le azioni mentali che deve impiegare per questa attività sono talmente e necessariamente totalizzanti da non lasciare spazio nella mente ai pensieri ossessivi.
Questo è il primo passo nel loro cammino cognitivo-comportamentale di guarigione perché al termine del volo si rendono conto che hanno provato intense emozioni positive senza avere avuto il bisogno di mantenere costantemente l’attenzione e il controllo delle loro paure. Hanno avuto la possibilità per qualche minuto di sperimentare l’ abbandono delle loro ossessioni e di verificare che questo non solo non li ha indotti in rovina ma che anzi gli ha prodotto un grande senso di benessere. Ciò consente a queste persone di non dover mettere in atto le consuete attività compulsive, cioè quelle azioni che devono esercitare per sedare l’ansia prodotta dalle loro ossessioni, e così finalmente si spezza il circolo auto-alimentante tra ossessioni e compulsioni e il malato pian piano guarisce.

Ma perché l’esercizio del volo indoor è così efficace come medicina rispetto ad altri tipi di attività ludiche o sportive? La risposta, secondo me, risiede nel carattere “impertinente” che possiede il volo indoor.
Con “impertinenza” intendo l’accezione del termine che significa “non pertinente”, non attinente. Infatti un aquilone che vola in uno spazio chiuso è una immagine culturalmente talmente assurda che distrae, spiazza e aggira le difese coscienti della mente e arriva al nostro essere più profondo, consegnandogli direttamente le emozioni del volo, senza passare per la parte razionale che l’avrebbe bloccata. In questi ultimi anni, a proposito dell’aquilone indoor e delle sue applicazioni sulla salute psichica, è salita alla ribalta delle cronache la storia di Connor Doran. Questo ventenne americano, esperto di aquiloni indoor (revolution), si è classificato tra i dodici finalisti della quinta edizione della seguitissima trasmissione televisiva America’s got talent. Egli ha dichiarato pubblicamente che ha cominciato e continuato a volare il suo aquilone per ridurre l’ansia indotta dall’epilessia di cui soffre.

Un altro aspetto che considero salutare per la mente nell’andare a volare un aquilone è il seguente.
Nella società moderna le persone impiegano sempre meno tempo a stare un po’ in “solitudine” con se stesse ad esplorare il proprio essere interiore.
Occupiamo sempre meno tempo a stare in silenzio con noi stessi, semplicemente osservandoci, senza giudicarci, per capire a fondo chi siamo e cosa veramente desideriamo.
E’ invece molto diffusa la tendenza a restare perennemente “connessi” con gli altri per osservarli, giudicarli e farsi giudicare, con il risultato che pensiamo di essere quello che gli altri dicono di noi e basta.
Andare a volare un aquilone è un’esperienza molto intima che aiuta a relazionarsi con se stessi per indagare a fondo il proprio animo e anche un certo tipo di fisicità istintiva che spesso dimentichiamo di avere ma che ritroviamo nel silenzio del volo.
Nel volo indoor, qualora si utilizzi un due o un quattro cavi, siamo ulteriormente agevolati in questa ricerca interiore. Infatti il dover molto spesso girare in cerchio attorno a se stessi per poter manovrare l’aquilone ci aiuta a mettere a fuoco il nostro sguardo su noi stessi e sull’aquilone (che è un’estensione di noi stessi) e a sfocare tutto il resto che ci circonda.

La farfalla senza corpo.

Tempo fa osservavo una farfalla di stoffa che era stata costruita per lo svolgimento di un laboratorio di musicalità presso l’asilo di mio figlio.
Mi aveva molto colpito il fatto che fosse composta da quattro coloratissime e scintillanti ali ma che non avesse il corpo.
Questa anomalia mi ha indotto a pensare a come solitamente viene rappresentata una farfalla e mi sono presto reso conto che questo insetto, icona del volo leggiadro ed effimero, viene quasi sempre raffigurato disegnando solamente la sua parte più appariscente, e cioè le ali, mentre viene omessa la parte più importante e vitale che è il corpo.
Questa considerazione mi ha permesso di riflettere, attraverso un parallelo metaforico, circa l’atteggiamento che ha spesso la gente quando osserva una persona che fa volare un aquilone acrobatico, e cioè che presta la maggior parte dell’ attenzione verso le evoluzioni dell’ aquilone (le ali della farfalla) e quasi si dimentica del pilota (il corpo dell’insetto).
Questo è un vero peccato, perché se l’ aquilone in volo esegue delle manovre aggraziate ciò è dovuto indissolubilmente al fatto che il pilota in quel momento sta eseguendo dei movimenti con il corpo altrettanto belli ed armoniosi.
E’ inevitabile: solo se il pilota si muove a terra con “stile” questo si rifletterà come in uno specchio in aria con altrettanti movimenti con “stile” dell’aquilone. Spesso penso a cosa succederebbe se si mettesse il filo di un aquilone in mano a persone che conoscono molto bene come muovere il proprio corpo in maniera esteticamente equilibrata, ad esempio un danzatore o una ginnasta di ritmica!
La ginnastica ritmica ad esempio combina, su una base musicale, il movimento del corpo con la manovra di alcuni attrezzi (cerchio, palla, nastro e clavette).
L’ aquilone da indoor potrebbe essere, secondo me, un nuovo affascinante attrezzo per la ginnastica ritmica. Con questo nuovo strumento si potrebbe realizzare il perfetto accordo, che prima auspicavo, tra bellezza del volo dell’aquilone e bellezza del movimento del corpo: la farfalla avrebbe finalmente il suo corpo!
Questo connubio è già ampiamente sviluppato, ad esempio, in una altra importante disciplina che è l’arte dell’origami. I maestri origamisti infatti sanno bene che per ottenere un bel modello è indispensabile piegare la carta con movimenti delle mani eleganti e non solo puramente funzionali.

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