L’ aquilone: l’ ombra, l’ immagine, il riflesso.

di Andrea Tonengo

Possiamo figurarci il nostro corpo in maniera diversa?
Possiamo immaginare che il nostro corpo sia qualcosa di molto meno concreto e consistente di quello che siamo abituati ad avvertire ?
Possiamo pensare, ad esempio, che il nostro corpo sia l’ombra del nostro spirito ?
Questa domanda, come un improvviso temporale, mi è piovuta nella mente un po’ di tempo fa mentre osservavo l’ ipnotico guizzante movimento a terra dell’ ombra di un aquilone in volo.
Mi è stato insegnato fin da piccolo che il corpo è qualcosa di “solido”, materiale, mentre lo spirito è un’ entità intangibile, immateriale.
E’ possibile pensare ed agire in maniera opposta a questo postulato?
E’ possibile attribuire una qualche sorta di fisicità al nostro essere interiore e impalpabilità al nostro corpo?
Tempo fa ho visto un video di un insolito john barresi, che ha rafforzato in me la validità di questa intrigante ipotesi.
Siamo abituati, di solito, a vedere john in giro per il mondo alle prese con incredibili tricks che hanno come protagonista il suo inseparabile aquilone a 4 cavi revolution.
In quel filmato aquilonistico invece c’è una cosa strana e alquanto spiazzante: non si vede mai l’ aquilone.
L’ inquadratura è fissa sul pilota che, in ginocchio sulla sabbia, è concentrato con lo sguardo verso il basso a seguire l’ ombra del suo aquilone proiettata a terra dal sole allo zenith. Con un certo virtuosismo con la mano sinistra manovra entrambe le maniglie del revolution mentre con la mano destra cerca con grande irrequietudine di toccare la fugace ombra dell’ aquilone.
La cosa che mi colpisce di più è che ho come la netta sensazione che l’ aquilonista insegua con lo sguardo l’ ombra dell’ aquilone come se essa stessa fosse la componente materiale della sua attrezzatura (cioè l’aquilone vero e proprio) e agisca con i comandi delle sue braccia verso l’ aquilone nel cielo come se questo non avesse una reale tangibilità.
Sembra che si sia invertito il rapporto tra luce e ombra ma soprattutto tra causa ed effetto. Voglio dire che ho quasi la sbalorditiva impressione che il pilota stia governando direttamente l’ombra e che l’ aquilone in cielo sia solo un’ immagine proiettata dal sole.
L’ ombra che siamo abituati a pensare come qualcosa di inconsistente diventa qualcosa di molto concreto con il quale poter interagire in maniera corporea. Questo cambio di prospettiva ci è agevolato dal fatto che l’ ombra di un aquilone è un ombra molto particolare, per così dire “autonoma”, infatti non è “attaccata” all’aquilone mentre invece nell’ esperienza quotidiana siamo abituati principalmente a vedere ombre che si distendono dai piedi dei relativi oggetti.
Mi emoziona molto vedere il gesto di cercare di toccare la sfuggevole ombra dell’ aquilone perché penso che sia una sensazione molto simile a quella che si proverebbe se si riuscisse fisicamente per un istante ad afferrare tra le dita il proprio spirito, la propria essenza interiore.

Sempre per restare in tema, vorrei parlarvi di un articolo che ho letto recentemente, scritto da Corey Jensen, che espone la sua tesi su cosa succede nella nostra mente nell’ istante in cui si pilota un aquilone senza guardarlo.
Corey è un carismatico ed eclettico aquilonista americano, è stato presidente dell’ American Kitefliers Association, pioniere del buggy riding ed è attualmente titolare del conosciuto negozio di aquiloni di Las Vegas WindPower Sports.
Alla fine degli anni 70 inventò una manovra che chiamò “kite chi” e che si esegue nella seguente maniera.
Mentre l’ aquilone, quasi allo zenith, sta compiendo un loop e quindi sta attorcigliando i cavi, il pilota alza le braccia in alto e compie anch’ egli una rotazione su se stesso (con uguale verso di rotazione dell’ aquilone) dipanando i cavi.
Di per se la manovra è molto semplice ma secondo Corey le implicazioni a livello mentale sono invece piuttosto complesse.
Egli parte con le sue considerazioni dal fatto che viviamo in una società che ci abitua a valutare l’ entità delle nostre interazioni con il mondo esterno quasi esclusivamente attraverso gli stimoli visivi a discapito degli altri sensi.
Nel momento che voltiamo la schiena all’ aquilone durante la nostra rotazione, siamo obbligati a perderlo di vista con lo sguardo e in quel prezioso istante diamo la possibilità al nostro cervello di “sentire” il movimento e la posizione dell’ aquilone in maniera diversa e cioè attraverso esclusivamente il senso del tatto delle nostre dita delle mani.
Questo modo di “sentire diverso” permette al nostro cervello di creare dei nuovi percorsi nella rete neuronale, che ci rendono più abili e disinvolti nella gestione di un aquilone in condizioni complesse.

Questo è il video di Barresi di cui ho parlato :

L’ “impertinenza” di un aquilone ovvero potenzialità inespresse del volo indoor.

di Andrea Tonengo

Non è colpa nostra, siamo fatti così.

Il desiderio di volare è congenito nella natura umana.
Ognuno, con un proprio personale cammino, cerca, più o meno consciamente, di soddisfare questo bisogno primitivo.
L’ uomo vuole volare per sollevarsi dalle paure e dalle fatiche quotidiane, perché in quei momenti in cui rimane “sospeso”, il suo corpo e il suo spirito provano una profonda sensazione di riposo e di sollievo.
L’ aquilone rappresenta per me il mio personale modo di poter appagare questo pressante imprescindibile bisogno di volare.

Se sto attraversando un momento difficile di stanchezza o paura, esco con un aquilone e rientro guarito.
Infatti la concentrazione che impiego per il volo di un aquilone, è talmente voluminosa da occupare tutta la mia mente e spingere fuori dalla testa tutti gli altri pensieri e quindi anche tutte le preoccupazioni.
Per seguire il volo in aria di un aquilone, bisogna tenere fisicamente per molto tempo lo sguardo alzato da terra, ciò induce metaforicamente, ma anche in pratica, a sollevarsi mentalmente dalle cose terrene.

Nell’immaginario comune l’aquilone è simbolo universale di libertà, ma sappiamo bene che vola solo se è vincolato ad un filo…
Il fascino che esercita su di me l’aquilone deriva proprio tutto da questo grande contrasto.
Ogni volta che volo cerco di concentrarmi su questa seducente opposizione tra libertà e necessità.
Questo esercizio é molto utile per la mente. A sostenerlo con enfasi è anche una certa corrente filosofica la quale sostiene che siano proprio i grandi opposti ad aiutarci a pensare, anzi, che senza la presa di coscienza degli opposti non si potrebbe proprio pensare.
Volare un aquilone ci permette in particolare, come avevo già accennato prima, di contemplare ed esplorare la nostra libertà di individui (l’ala) e di confrontarla con la necessità dei legami con gli altri esseri (il filo). A volte ritorno da un volo con la convinzione che sia più importante la libertà personale mentre altre che abbiano più valore i legami, altre ancora, siccome questa indecisione mi spaventa, tento di annullare questi aspetti dell’esistenza umana fondendoli insieme.
Confrontandosi ad ogni uscita con tali temi come ci si può stancare di andare a volare un aquilone ?

Il volo indoor è inoltre, secondo me, un ulteriore salto di qualità in questo tipo di ricerca, poiché inserisce un altro elemento di contrasto con il sentimento di libertà che è solitamente associato agli spazi all’aria aperta.
Con il volo indoor io posso provare la meravigliosa sensazione di far diventare la mia mente lo spazio aperto dove far volare l’aquilone. Per questo ritengo che il volo indoor si possa considerare come la sublimazione del volo.

Ma andare a volare un aquilone stimola la mente a esercitarsi anche su altri grandi contrari come ad esempio la causa e l’effetto. Si è propensi all’inizio, durante i primi voli, a pensare e ad agire in modo tale che i propri movimenti del corpo siano la causa esclusiva delle acrobazie dell’aquilone e che quindi il volo dell’aquilone sia solo l’effetto del nostro agire. Tendiamo a convincerci che il volo sarà più bello più noi riusciremo ad avere il controllo totale sull’aquilone. Ma più cresce la nostra esperienza più ci accorgiamo che può essere altrettanto bello pensare l’opposto e cioè che siano i nostri movimenti ad essere causati dal volo dell’aquilone. In questo caso il nostro atteggiamento mentale cambia totalmente direzione: da estenuante controllo a placido e riposante abbandono.

Se volare un aquilone ha tutte queste implicazioni positive sulla nostra mente perché non pensare ad una “aquilone-terapia”? Sono certo che si otterrebbero ottimi risultati nella cura di diversi disturbi psichici. In questi ultimi tempi sono purtroppo sempre più diffusi i disturbi d’ansia. Esistono diverse tipologie di questo malessere, in particolare vorrei parlarvi del disturbo ossessivo-compulsivo.
Le persone che ne soffrono hanno la mente totalmente colma e paralizzata da pensieri negativo-ossessivi che gli impediscono di occuparsi di altri pensieri ed impegni a meno di non attuare degli estenuanti rituali compulsivi.
Quando una di queste persone si esercita nel volo di un aquilone e in particolare di un indoor, succede, come dicevo, che le azioni mentali che deve impiegare per questa attività sono talmente e necessariamente totalizzanti da non lasciare spazio nella mente ai pensieri ossessivi.
Questo è il primo passo nel loro cammino cognitivo-comportamentale di guarigione perché al termine del volo si rendono conto che hanno provato intense emozioni positive senza avere avuto il bisogno di mantenere costantemente l’attenzione e il controllo delle loro paure. Hanno avuto la possibilità per qualche minuto di sperimentare l’ abbandono delle loro ossessioni e di verificare che questo non solo non li ha indotti in rovina ma che anzi gli ha prodotto un grande senso di benessere. Ciò consente a queste persone di non dover mettere in atto le consuete attività compulsive, cioè quelle azioni che devono esercitare per sedare l’ansia prodotta dalle loro ossessioni, e così finalmente si spezza il circolo auto-alimentante tra ossessioni e compulsioni e il malato pian piano guarisce.

Ma perché l’esercizio del volo indoor è così efficace come medicina rispetto ad altri tipi di attività ludiche o sportive? La risposta, secondo me, risiede nel carattere “impertinente” che possiede il volo indoor.
Con “impertinenza” intendo l’accezione del termine che significa “non pertinente”, non attinente. Infatti un aquilone che vola in uno spazio chiuso è una immagine culturalmente talmente assurda che distrae, spiazza e aggira le difese coscienti della mente e arriva al nostro essere più profondo, consegnandogli direttamente le emozioni del volo, senza passare per la parte razionale che l’avrebbe bloccata. In questi ultimi anni, a proposito dell’aquilone indoor e delle sue applicazioni sulla salute psichica, è salita alla ribalta delle cronache la storia di Connor Doran. Questo ventenne americano, esperto di aquiloni indoor (revolution), si è classificato tra i dodici finalisti della quinta edizione della seguitissima trasmissione televisiva America’s got talent. Egli ha dichiarato pubblicamente che ha cominciato e continuato a volare il suo aquilone per ridurre l’ansia indotta dall’epilessia di cui soffre.

Un altro aspetto che considero salutare per la mente nell’andare a volare un aquilone è il seguente.
Nella società moderna le persone impiegano sempre meno tempo a stare un po’ in “solitudine” con se stesse ad esplorare il proprio essere interiore.
Occupiamo sempre meno tempo a stare in silenzio con noi stessi, semplicemente osservandoci, senza giudicarci, per capire a fondo chi siamo e cosa veramente desideriamo.
E’ invece molto diffusa la tendenza a restare perennemente “connessi” con gli altri per osservarli, giudicarli e farsi giudicare, con il risultato che pensiamo di essere quello che gli altri dicono di noi e basta.
Andare a volare un aquilone è un’esperienza molto intima che aiuta a relazionarsi con se stessi per indagare a fondo il proprio animo e anche un certo tipo di fisicità istintiva che spesso dimentichiamo di avere ma che ritroviamo nel silenzio del volo.
Nel volo indoor, qualora si utilizzi un due o un quattro cavi, siamo ulteriormente agevolati in questa ricerca interiore. Infatti il dover molto spesso girare in cerchio attorno a se stessi per poter manovrare l’aquilone ci aiuta a mettere a fuoco il nostro sguardo su noi stessi e sull’aquilone (che è un’estensione di noi stessi) e a sfocare tutto il resto che ci circonda.

La farfalla senza corpo.

Tempo fa osservavo una farfalla di stoffa che era stata costruita per lo svolgimento di un laboratorio di musicalità presso l’asilo di mio figlio.
Mi aveva molto colpito il fatto che fosse composta da quattro coloratissime e scintillanti ali ma che non avesse il corpo.
Questa anomalia mi ha indotto a pensare a come solitamente viene rappresentata una farfalla e mi sono presto reso conto che questo insetto, icona del volo leggiadro ed effimero, viene quasi sempre raffigurato disegnando solamente la sua parte più appariscente, e cioè le ali, mentre viene omessa la parte più importante e vitale che è il corpo.
Questa considerazione mi ha permesso di riflettere, attraverso un parallelo metaforico, circa l’atteggiamento che ha spesso la gente quando osserva una persona che fa volare un aquilone acrobatico, e cioè che presta la maggior parte dell’ attenzione verso le evoluzioni dell’ aquilone (le ali della farfalla) e quasi si dimentica del pilota (il corpo dell’insetto).
Questo è un vero peccato, perché se l’ aquilone in volo esegue delle manovre aggraziate ciò è dovuto indissolubilmente al fatto che il pilota in quel momento sta eseguendo dei movimenti con il corpo altrettanto belli ed armoniosi.
E’ inevitabile: solo se il pilota si muove a terra con “stile” questo si rifletterà come in uno specchio in aria con altrettanti movimenti con “stile” dell’aquilone. Spesso penso a cosa succederebbe se si mettesse il filo di un aquilone in mano a persone che conoscono molto bene come muovere il proprio corpo in maniera esteticamente equilibrata, ad esempio un danzatore o una ginnasta di ritmica!
La ginnastica ritmica ad esempio combina, su una base musicale, il movimento del corpo con la manovra di alcuni attrezzi (cerchio, palla, nastro e clavette).
L’ aquilone da indoor potrebbe essere, secondo me, un nuovo affascinante attrezzo per la ginnastica ritmica. Con questo nuovo strumento si potrebbe realizzare il perfetto accordo, che prima auspicavo, tra bellezza del volo dell’aquilone e bellezza del movimento del corpo: la farfalla avrebbe finalmente il suo corpo!
Questo connubio è già ampiamente sviluppato, ad esempio, in una altra importante disciplina che è l’arte dell’origami. I maestri origamisti infatti sanno bene che per ottenere un bel modello è indispensabile piegare la carta con movimenti delle mani eleganti e non solo puramente funzionali.

Champ harmonique / Harmonic fields

di Andrea Tonengo

Se, come me, quando vi trovate in un porto rimanete colpiti dal fascino ipnotico del suono delle funi d’acciaio che mosse dal vento percuotono ritmicamente gli alberi delle navi, allora questo video fa per voi. Il nome di questa installazione è Champ Harmonique ed è un’ opera del compositore Pierre Sauvageot. Si tratta di una sinfonia per 500 strumenti eolici e pubblico in movimento. Il video è relativo al giugno 2010 presso Martigues in Francia. Questo spettacolo è tuttora in turnee.

Per chi volesse approfondire vada al sito www.lieuxpublics.com Per chi volesse cimentarsi nella costruzione di strumenti eolici consiglio il sito: http://perso.nnx.com/dferment/intro.htm

Quest ultimo è il sito di Didier Ferment dove potrete trovare anche dei progetti di bellissimi aquiloni a 4 cavi.

L’aquilone

di Mirella Narducci

Sono qui sospesa, aspetto che magici fili ordiscano la rete del mio futuro. Cadrò come qualcuno ha scritto e prigioniera del mio destino, lo assorbirò fino in fondo. La tela cosi fittamente tessuta frenerà il mio pesante fardello, pieno di giorni, di anni vissuti. Nel mio cadere, nastri di bimba volteggeranno al mio fianco come stelle filanti e le mie fiabe, i miei sogni più belli mi seguiranno  svolazzando leggeri come piume, compagni fino all’eterno. Come aquilone fragile e bello spazierò i cieli e il tempo, tra sbalzi e corse precipitose, governerò la vastità dell’azzurro, nelle sconfinate praterie celesti, destriero di carta mi spingerò fino agli orizzonti infuocati dai tramonti perenni. Il lungo filo mi lascerà vagare, solo quando un repentino scatto mi troverà sull’erba di un prato e come ali di farfalla, il mio aquilone disteso, tremante parrà un fiore di campo tra i fiori.

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Novità nella gestione del blog

Come sapete Giochivolanti da luglio 2012 non è più un negozio, ora è diventato un gruppo di amici che si divertono a volare con i loro aquiloni, ma anche a costruire, organizzare, fare laboratori e video.
Per questo da oggi su questo blog e sulla pagina Facebook di Giochivolanti non scriverò più solo io ma anche gli altri amici del gruppo.

Buon proseguimento !

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